01 aprile 2025

La guerra dei dazi: a rischio latte e formaggi sardi



In uno scenario internazionale segnato da crescenti tensioni geopolitiche, i dati provvisori sull’export della Sardegna nel 2024 mostrano a prima vista una sostanziale stagnazione. Secondo le più recenti rilevazioni ISTAT, alla fine dell’anno il valore complessivo delle esportazioni è cresciuto appena dello 0,8%, passando da 6,69 a 6,74 miliardi di euro: un incremento modesto di 52 milioni. Tuttavia, questo risultato complessivo è fortemente influenzato dal brusco rallentamento registrato nell’ultimo trimestre: tra ottobre e dicembre, rispetto allo stesso periodo del 2023, le esportazioni sono crollate del -22,8%, cancellando di fatto i progressi dei primi nove mesi dell’anno. Se però si esclude il settore dei prodotti petroliferi raffinati – che da solo rappresenta oltre l’80% dell’export isolano – il quadro cambia radicalmente: le vendite all’estero delle altre produzioni sono cresciute di oltre il 25%, pari a circa 296 milioni di euro in più rispetto al 2023; un risultato trainato soprattutto dal comparto manifatturiero, che ha segnato un +34,4% al netto del petrolifero.


La ricerca della Cna Sardegna si interroga su quali possano essere, nel medio termine, i mercati esteri più promettenti per diversificare e rafforzare la resilienza del settore caseario sardo. Per individuare possibili strategie, si è analizzato l’andamento delle esportazioni tra il 2019 e il 2024, confrontando due categorie di prodotto: il pecorino sardo e i formaggi italiani stagionati di maggiore successo sui mercati internazionali, come il parmigiano reggiano e la grana padano. Questi ultimi mostrano una distribuzione geografica delle vendite molto più bilanciata: nel 2024, i primi due mercati esteri (USA e Germania) rappresentano insieme meno del 35% delle esportazioni di parmigiano e grana, contro oltre il 62% nel caso del pecorino.


Questo confronto ha permesso all’associazione artigiana di individuare due gruppi di paesi potenzialmente interessanti per ampliare le vendite del formaggio sardo. Il primo è costituito da mercati maturi, già ben presidiati da parmigiano e grana padano e con una domanda in costante crescita di formaggi stagionati: Spagna, Canada, Paesi Bassi, Belgio, Austria, Svezia e Australia. Il secondo gruppo comprende mercati emergenti in cui le esportazioni di pecorino sono già in forte aumento: Polonia, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Romania, Irlanda, Messico, Portogallo e Arabia Saudita.


“Una necessaria strategia di diversificazione, per essere vincente, dovrebbe passare da un mix di attività di promozione e valorizzazione che coinvolgano sia paesi emergenti, sia paesi più maturi” - commentano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna –. L’obiettivo è quello di arrivare, nel medio-breve termine, a una diversificazione che replichi il modello di vendite di altri formaggi stagionati di grande successo, come il parmigiano o la grana padano, in modo da ridurre l’esposizione verso i rischi, attesi crescenti, dovuti all’incertezza geopolitica internazionale”.


CS_ La guerra dei dazi_ A rischio latte e formaggi sardi.pdf RS_ La guerra dei dazi_ A rischio latte e formaggi sardi.pdf
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