12 ottobre 2011

Crisi, legalità e concorrenza in Gallura



La situazione economica locale è molto preoccupante.
Tutti i settori ne sono investiti, a partire dall’edilizia per finire con la nautica.

Nel settore artigiano, il primo semestre 2011 vede  nella Provincia OT un calo delle posizioni attive dello 0,60%, con 292 cessazioni di attività contro 253 nuove iscrizioni (fonte CCIAA Sassari); tra le 6.330 imprese attive, lo stato di salute complessivo  è pessimo.

La percentuale dei paganti i propri contributi pensionistici e previdenziali, che era negli anni scorsi in calo, è scesa ulteriormente e siamo in questa situazione: poco più della metà degli imprenditori riesce a pagarli (oggi il 54/55%, in diminuzione rispetto al 57/58% registrato fino al 2009).

Le imprese locali sono stritolate, per un verso da una concorrenza fuori da ogni regola e criterio e, per l’altro, da un accanimento delle articolazioni dello stato a tutti i livelli, le quali intercettano solo le attività esistenti alla luce del sole.

Le missioni di verifica e controllo da parte degli organi di vigilanza sembra che siano improntate a questo principio: anche in presenza di situazioni virtuose, trovare il più insignificante errore formale e rientrare alla base con il “bottino” di una sanzione; le imprese regolari si sentono quindi ingiustamente vessate.

Se lo stato o la pubblica amministrazione reclamano subito quanto gli è dovuto, quando si tratta invece di dare alle imprese, la lentezza è esasperante: sia nei pagamenti dei lavori pubblici, sia nella risposta alla richiesta di documenti essenziali per le imprese in regola, come il DURC (documento unico regolarita’ contributiva) che occorre per ogni operazione di incasso dei lavori eseguiti. In questo caso i tempi sono lenti e ogni differenza anche minima (pochi euro), diviene motivo di ritardi perchè gli uffici non interloquiscono con l’impresa  per rimuovere velocemente il difetto contributivo, con gravi danni per chi deve incassare i pagamenti dei lavori eseguiti o avviare nuovi lavori.

Fino a qualche anno fa, l’intrapresa di un’attività era legata o alle competenze di esperienze maturate (in famiglia o alle dipendenze), per poi fare il “salto” e mettersi in proprio, o per “vocazione innata”; oggi l’intrapresa avviene sempre più spesso per disperazione o per preciso calcolo di disturbo della concorrenza con lo spirito del “mors tua vita mea”.

Stuoli di disperati e di furbi stanno imperversando, assumendo posizioni camerali e fiscali che dureranno un arco di tempo breve, che serve per fare razzia del lavoro a condizioni improponibili per chi vuole essere regolare con le contribuzioni e con la sicurezza; poi spariscono e nessuno li rintraccerà mai.  

Tutto questo  sta inquinando il tessuto economico locale  portandolo  a soccombere  o ad adeguarsi al peggio;  gli imprenditori sani si sentono scoraggiati e soli.

 

Di fronte a questa situazione, si sta verificando una caduta dei livelli professionali e un degrado della cultura aziendale.


La degenerazione del tessuto imprenditoriale diventa anche degenerazione collettiva e sociale: i comportamenti virtuosi non sono più convenienti e la società rischia “l’accettazione apatica dell’illegalita’ come normale modo di vivere” (dal Rapporto CREL Sardegna su sicurezza e legalità del marzo 2009).

A un territorio degradato non possono che corrispondere le attenzioni di interessi economici di dubbia provenienza, nonchè un incremento dei fenomeni di criminalità di cui abbiamo evidenti segnali.

Il sistema bancario, per quanto colpevole a sua volta di scarsa propensione al credito, di fronte ad uno scenario disordinato non può che amplificare il timore di esporsi nel finanziare anche le imprese sane.

Anche l’amministrazione della giustizia, con il rischio della riduzione degli uffici giudiziari nel territorio, rappresenta uno degli elementi di grande preoccupazione per la certezza del diritto da parte dei cittadini e delle imprese.

 

Cosa fare

 

Occorre un sussulto di dignità di tutto il contesto ambientale: la difesa del tessuto economico sano deve essere strenua, le imprese da sole non possono farcela. Tutti gli attori devono essere coinvolti in questo processo di tutela dell’imprenditoria locale: la politica, le amministrazioni pubbliche, le imprese, le associazioni di categoria, i sindacati, la scuola, la società civile. I comportamenti virtuosi devono essere protetti, esaltati ed incoraggiati; a sentirsi a disagio non devono essere le imprese regolari ma chi fa un gioco scorretto.

Il territorio della provincia -lo abbiamo constatato dall’indagine Bottom up svolta dalla CNA Gallura-, se adeguatamente incoraggiato può ancora esprimere vitalità. Stiamo percorrendo strade importanti in questa direzione: sulla nautica e sull’offerta turistica, per esempio.

Se non si agisce concretamente e subito, facendo percepire al tessuto economico la solidarietà dell’ambiente circostante, allora il territorio precipiterà nel pessimismo e nell’attendismo senza prospettiva, soprattutto nella componente giovanile.

Recentemente siamo stati ricevuti in udienza dalla Commissione Attività Produttive del Comune di Olbia, alla quale abbiamo esposto queste considerazioni e la reazione unanime è stata di estrema attenzione e disponibilità ad individuare un percorso di atti ufficiali che vadano verso la tutela delle imprese regolari; questo percorso riteniamo debba essere esteso a tutti i Comuni della provincia.

 

I prossimi passi

 

  • indire una conferenza  del territorio con i Sindaci, la Prefettura, la CCIAA, il CREL Sardegna (molto sensibile e competente in materia), le banche, i sindacati, le associazioni di categoria, le associazioni dei consumatori, la scuola, gli enti di riscossione e gli organi di controllo per fare il punto della situazione e concordare le azioni da mettere in campo;
  • istituire nei comuni una commissione di tutela delle imprese regolari alle quali gli imprenditori, per il tramite delle associazioni di categoria, possano segnalare i casi di concorrenza sleale e, per quelli di evidente alterazione delle regole, chiedere l’intervento mirato degli organi di controllo.

 

Il percorso per cogliere risultati sarà lento, lungo e difficile, ma bisogna incominciare a camminare in una direzione che offra al territorio stimoli reattivi e di impegno verso uno sviluppo ordinato e rispettoso delle regole, che incoraggi seri investimenti interni ed esterni.  


rassegna_stampa_cna_gallura_-_territorio_e_imprese_-_ottobre_2011.pdf
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