L’emergenza Covid sta lasciando strascichi drammatici sul tessuto economico sardo. Il 65% degli artigiani sardi è estremamente preoccupato e soltanto una piccola percentuale (il 2,1%) guarda al futuro con un po’ di ottimismo. Le imprese sarde giudicano poco chiare e di difficile applicazione le misure di distanziamento sociale imposte dal Governo e reputano gli interventi a favore dell’economia insufficienti ad arginare la portata della crisi in corso. Nonostante le criticità, il mondo delle piccole e medie imprese sarde condivide comunque la scelta di una ripartenza graduale prevista dalla cosiddetta Fase 2 dell’emergenza. Solo l’8,7% avrebbe voluto ripartire immediatamente, anche a costo di una nuova ondata di contagi. Quasi la metà degli imprenditori (oltre il 47%) ritiene invece che si debba ripartire con gradualità e seguendo una programmazione comunicata preventivamente e con chiarezza.
Secondo Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, presidente e segretario regionale della Cna Sardegna “la risposta dell’intera società sarda è stata encomiabile in tutta questa fase dell’emergenza sanitaria che ha imposto pesanti restrizioni alle libertà individuali e la chiusura di gran parte delle attività economiche.
Per ridurre gli effetti disastrosi provocati dalla pandemia, - 9,6% la contrazione del Pil attesa, è urgente aprire da subito il cantiere della ricostruzione. E’ necessario ora uno sforzo congiunto delle Istituzioni pubbliche e delle forze sociali per un programma di ricostruzione economica che definisca quantità, procedure e modalità di allocazione delle risorse disponibili. Queste devono essere gestite e spese con procedure nuove ed eccezionali, diversamente la vischiosità dei tempi burocratici attuali ne decreterà l’inefficacia e l’inutilità ai fini di una pronta ripresa dei sistemi produttivi.”