Avevano iniziato le gelaterie di Pula negli anni Ottanta con il proporre il classico arrescottu e nuxedda, oppure il gusto figu morisca, il fico d’india. Oggi le piccole gelaterie artigianali si stanno spingendo verso abbinamenti sempre più originali. Ed ecco che ad Oristano si sperimentano i gelati alla vernaccia e al mostacciolo, a San Sperate quelli pesca e pecorino e qualcuno azzarda anche pomodoro, culurgione e corbezzolo.
Il caldo anomalo delle scorse settimane ha fatto impennare anche in Sardegna i consumi di gelato. La domanda di questo prodotto – rileva la CNA Alimentare Sardegna – è infatti legata non solo al reddito dei consumatori, ma soprattutto alle condizioni metereologiche. L’arrivo anzitempo dell’estate ha dunque anticipato i consumi e di conseguenza ha aumentato notevolmente la richiesta rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti.
Non è semplice definire l’esatto numero delle imprese del settore, che sono spesso stagionali e talvolta abbinate ad altre attività di somministrazione di alimenti e bevande o di produzione di pasticceria fresca. Nel 2017 secondo la CNA Alimentare Sardegna, si contano nella nostra regione poco meno di 550 imprese. La spesa pro capite annuale di ogni sardo in gelati è di circa 80 euro.
“Se è vero che il gelato è considerato un prodotto caratteristico del Made in Italy, nel nostro Paese l’apertura di nuovi punti vendita, negli ultimi anni, ha registrato una leggera battuta d’arresto, così come nei mercati classici della UE. Le aree geografiche in cui invece le imprese di produzione di gelato stanno aumentando, sono quelle dei Paesi emergenti”, dichiara Alessandro Mattu, presidente di CNA Alimentare Sardegna, che aggiunge: “per quanto riguarda l’Italia, le imprese del settore accusano gli stessi problemi di burocrazia, pressione fiscale e difficoltà di accesso al credito delle altre imprese. E’ certamente anche per questo motivo che il trend di iscrizioni si è arrestato negli ultimi anni”.
“Che sia confezionato o sfuso, anche il gelato è sempre più attento alle tendenze del mercato e tiene conto di esigenze alimentari specifiche, dovute di volta in volta a regimi alimentari particolari, ad intolleranze alimentari, a scelte etiche ben precise”, precisa Maria Antonietta Dessi, responsabile CNA Alimentare Sardegna.