Non sembra avere fine la crisi del mercato immobiliare della Sardegna. Il 2013 si è chiuso con un nuovo calo delle compravendite del -13,7%, che arriva dopo il crollo del 23% registrato l’anno prima. Il che significa che l’anno passato in tutta l’isola sono state compravendute appena 9.772 abitazioni, nuove o usate, 1.556 in meno rispetto al 2012. Il mercato residenziale in Sardegna si è in questo modo più che dimezzato rispetto alle medie del triennio 2004-2006 quando erano circa 21 mila le compravendite annue.
«La crisi del mercato residenziale (in passato il motore più importante del comparto delle costruzioni) non si risolve costruendo nuove case, considerato che ci ritroviamo in Sardegna con oltre 219 mila case vuote - dichiarano Porcu e Zanda - ma offrendo risposte alla domanda abitativa esistente e non soddisfatta che riguarda gli anziani, le giovani coppie e i soggetti con scarsa capacità reddituale».
«Più in generale per rilanciare l'intera filiera delle costruzioni - di cui il mercato della casa rimane un segmento importante - occorrono idee e politiche nuove che abbiano l'ambizione di guardare oltre la crisi. Serve un progetto di riqualificazione complessiva del nostro patrimonio edilizio. La vera sfida – affermano i vertici della Cna sarda - è rimettere a nuovo il vecchio (in Sardegna su circa 465mila edifici residenziali oltre 160 mila sono stati costruiti prima del 1961), avendo una chiara idea di cosa si vuole costruire, demolire e ricostruire. E' il grande tema della rigenerazione e della riqualificazione urbana che per le nostre città e i nostri paesi deve rappresentare la nuova frontiera di un modello di edilizia ecosostenibile che può rilanciare con effetti virtuosi e non effimeri la nostra economia».