L'energia è diventata una componente strutturale della competitività delle micro e piccole imprese. Non soltanto per il livello dei prezzi, ma soprattutto per la loro volatilità, che rende più difficile programmare l'attività e sottrae risorse agli investimenti.
È quanto emerge dall'indagine “Energia e piccole imprese”, realizzata da CNA su un campione rappresentativo di imprese associate appartenenti a diversi settori produttivi, i cui risultati CNA Sardegna porta all'attenzione delle istituzioni regionali in vista del confronto sulle politiche energetiche per l'Isola.
Per la Sardegna, dove il tessuto produttivo è composto in larga parte da micro e piccole imprese artigiane e dove ai costi dell'energia si sommano da sempre gli svantaggi legati all'insularità, il tema assume un rilievo ancora maggiore rispetto alla media nazionale.
Secondo la rilevazione CNA, il 78,2% delle imprese considera preoccupanti per la propria attività le conseguenze delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici. Soltanto il 7,1% non ravvisa particolari motivi di preoccupazione.
Il costo dell'energia incide in misura rilevante sull'attività dell'84% delle imprese: il 39,1% lo considera molto impattante e il 44,9% abbastanza impattante. La questione energetica, quindi, non riguarda più soltanto i comparti tradizionalmente energivori, ma attraversa ormai l'intero sistema delle micro e piccole imprese, comprese quelle sarde legate all'artigianato di servizio e alla manifattura di prossimità.
A preoccupare è soprattutto la persistenza del fenomeno. Nell'ultimo anno, per l'86,7% delle imprese è aumentato il livello di allarme legato ai costi energetici. Per il 25,9% è cresciuto molto, mentre soltanto l'1% segnala una diminuzione.
“I dati dell'indagine nazionale CNA – dichiarano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale di CNA Sardegna – fotografano una condizione che in Sardegna si avverte con particolare intensità. Le nostre imprese, in gran parte micro e piccole realtà artigiane, non hanno la forza contrattuale per trasferire gli aumenti sui prezzi e finiscono per assorbirli riducendo i margini e le risorse disponibili per investire e creare occupazione.”
“La crisi energetica non può più essere affrontata come un'emergenza temporanea. – proseguono Tomasi e Porcu – Servono strumenti realmente accessibili alle micro e piccole imprese, maggiore trasparenza del mercato e interventi strutturali capaci di ridurre l'esposizione alla volatilità dei prezzi. Per la Sardegna, dove le criticità infrastrutturali si sommano a quelle nazionali, questo significa anche colmare il divario energetico che penalizza da sempre il nostro sistema produttivo.”
“Porteremo questi risultati al confronto con la Regione, con il Governo e con il Parlamento. – concludono Tomasi e Porcu – La politica energetica deve riconoscere la specificità del sistema produttivo sardo, fatto di micro e piccole imprese che sono il primo presidio di occupazione e comunità nei nostri territori.”