L’ultimo aggiornamento dei principali indicatori rilevanti per il settore delle costruzioni regionali, aggiorna il quadro congiunturale del settore confermando nel 2025 il passaggio definitivo a una fase di contrazione, dopo il rallentamento già emerso nel 2024 e la chiusura del lungo ciclo espansivo 2021–2023.
La spinta eccezionale degli incentivi fiscali – in primo luogo il Superbonus – si è definitivamente esaurita. Il mercato si riassesta su livelli strutturalmente più bassi, con un ruolo crescente della componente pubblica e una domanda privata ancora poco reattiva.
Nel 2025 il volume d’affari è stimato in 7,6 mld. di euro, (- 0,4% sul 2024, con gli investimenti che calano del 2,8%) di cui 6,1 mld relativi ad investimenti e 1,5 mld destinati a manutenzione ordinaria. In negativo pesano la contrazione molto intensa del mercato residenziale (-16,7%), mentre le opere pubbliche pur in crescita (+12%) non riescono più da sole a compensare la flessione delle altre componenti.
Le prime previsioni per il 2026 indicano una fase di sostanziale stabilizzazione su livelli più bassi: il valore della produzione è atteso ancora in lieve flessione (-0,4%), gli investimenti al -0,8%, con il comparto residenziale al -2,3% e le opere pubbliche su un profilo di quasi stazionarietà (+0,1%). Non si tratta di una ripresa, ma di un assestamento dopo anni straordinari.
Le primissime proiezioni per il 2027, necessariamente più caute, suggeriscono un nuovo indebolimento: investimenti -2,9%, valore della produzione -2,1%, opere pubbliche -5,1%. Quando si esaurirà anche la spinta infrastrutturale del PNRR, il settore rischierà una fase più diffusa di ridimensionamento strutturale.
"Il 2025 chiude un ciclo straordinario – dichiarano Francesco Porcu e Mauro Zanda, rispettivamente Segretario Regionale CNA e Presidente della Federazione CNA Costruzioni Sardegna – quello del post-pandemia, alimentato da incentivi fiscali eccezionali e dalla prima ondata del PNRR. Ora il mercato torna alla dipendenza dai fondamentali: la domanda privata, che stenta a ripartire autonomamente, e le opere pubbliche, che restano il principale motore ma anch'esse si avviano verso una fase di progressivo rallentamento. Il biennio 2026–2027 sarà decisivo. Senza una vera politica industriale regionale – che qualifichi l'offerta, favorisca l'aggregazione tra imprese, investa in formazione e capitale umano, e garantisca alle imprese sarde un accesso reale agli appalti pubblici – il settore rischia di entrare in una fase strutturale di ridimensionamento, difficile da invertire."