01 ottobre 2021

CNA alla Regione: rilanciamo le zone interne



Sono 165 i borghi della Sardegna: popolati in media da 1.400 abitanti e caratterizzati da un forte tasso di invecchiamento della popolazione (circa un quarto degli abitanti ha superato i 64 anni) e dalla presenza di molti edifici in disuso (11.700 edifici inutilizzati e 46.000 abitazioni vuote). È quanto si evince da una recente indagine svolta dalla CNA Sardegna secondo cui in un contesto di futura irreversibile riduzione della popolazione, che potrebbe arrivare al -28% da qui al 2050, e senza un cambiamento di rotta, sarà la popolazione dell’entroterra isolano a calare maggiormente: - 36% in base alle proiezioni demografiche. Ovviamente i primi centri urbani ad essere colpiti saranno i piccoli borghi. Eppure, i borghi sardi sono depositari di una enorme ricchezza paesaggistica, storica ed identitaria. È qui che si trovano le tracce di una storia importante, millenaria, stratificazione di culture e di saperi, ma questi elementi rischiano di perdersi a causa della scomparsa di coloro che sono in grado di tramandarli.
“Il calo demografico, lo spopolamento dell’entroterra, tende a determinare la perdita di identità culturale dell’Isola – spiegano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna -. Serve dunque un progetto di sviluppo che ponga maggiore attenzione alle dinamiche socio-economiche dell’entroterra, attraverso la valorizzazione e la tutela dell’immenso patrimonio paesaggistico e culturale, ripensando la qualità della domanda turistica, promuovendo un turismo culturale, naturalistico, esperienziale e promuovendo la cultura, l’economia, l’artigianato e le tradizioni locali. Il rischio è che il fenomeno stesso, accelerando, possa portare, in certe realtà dell’interno, non solo ad una morte economica ma anche ad una ben più irreversibile morte anagrafica. Una morte che è anche una morte culturale, quando l’impoverimento del territorio porta ad un impoverimento del capitale umano, con gli individui culturalmente più preparati che prediligono contesti socio-economici più dinamici e tendono a spostarsi verso le grandi città, i comuni litoranei o all’estero. Inoltre in un contesto di declino demografico, diventano più onerosi e meno efficaci il presidio e la tutela del territorio”.


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