23 settembre 2021

Spopolamento - CNA alla Regione: serve un progetto si sviluppo per sostenere l'economia delle aree interne



Da una parte c’è la Sardegna costiera, quella nota, il paradiso del turismo balneare, dei servizi. Poi c’è quella più ancestrale, quella dell’interno, dei territori montuosi, degli scenari agro-pastorali, certamente non meno bella e con grandi potenzialità economiche e turistiche. Da una parte un’Isola che lotta per emergere, per crescere, che guarda al futuro; dall’altra quella che lotta per sopravvivere e tutelare sé stessa, la sua memoria e la sua storia. Nell’entroterra sardo la popolazione invecchia e i giovani vanno via: un impoverimento demografico accompagnato da un declino economico che appare difficile da arrestare. Meno reddito, quindi, ma anche meno risorse, meno impresa.

Lo spopolamento della Sardegna è iniziato dopo il piano di Rinascita. Ma dagli anni Sessanta ad oggi il fenomeno è diventato inarrestabile: se nel 1961 la popolazione localizzata nei comuni dell’interno dell’isola era pari al 47% del totale regionale, nel 2020 essa è scesa al 33% e di questo passo potrebbe scendere al 29,7% nel 2050.

“La crisi che ha fatto seguito all’emergenza sanitaria è solo l’evento più recente che, in Sardegna, si è inserito in un contesto di persistente debolezza economica e declino demografico - dichiarano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu rispettivamente presidente e segretario regionali di CNA Sardegna - un declino che va avanti da oltre trenta anni e che ha colpito alcune aree più di altre. Ad aree più dinamiche sia da un punto di vista socio-economico e demografico si contrappongono territori il cui declino demografico ed economico appare già oggi molto difficile da arrestare.

“Senza un progetto di sviluppo adeguato che ponga maggiore attenzione alle dinamiche socio-economiche dell’entroterra, attraverso la valorizzazione e la tutela dell’immenso patrimonio paesaggistico e culturale delle aree interne, ripensando la qualità della domanda turistica, promuovendo un turismo culturale, naturalistico, esperienziale e promuovendo la cultura, l’economia, l’artigianato e le tradizioni locali, il rischio è che il fenomeno stesso, accelerando, possa portare, in certe realtà dell’interno, non solo ad una morte economica ma anche ad una ben più irreversibile morte anagrafica – evidenziano Piras e Porcu -. Una morte che è anche una morte culturale, quando l’impoverimento del territorio porta ad un impoverimento del capitale umano, con gli individui culturalmente più preparati che prediligono contesti socio-economici più dinamici e tendono a spostarsi verso le grandi città, i comuni litoranei o all’estero”. 


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