30 settembre 2020

Burocrazia: il nostro report nell'inchiesta della Nuova




Per aprire un salone di bellezza in Sardegna bisogna assolvere 65 adempimenti burocratici che coinvolgono 26 enti diversi e comportano una spesa di 17.535 euro. Aprire un bar è ancora più difficile e richiede fino a 71 adempimenti che coinvolgono anche in questo caso 26 enti con i quali, però, ci si può dover interfacciare fino a 41 volte perché ad alcuni ci si deve rivolgere varie volte con una spesa che sfiora i 15mila euro. Per non parlare di un’autofficina: un aspirante autoriparatore si trova di fronte una sorta di montagna con 86 adempimenti complessivi e ben 30 enti con cui interfacciarsi sino a 48 volte e oltre 18.550 euro di costi da affrontare.

Il peso degli adempimenti burocratici e il loro impatto sull’avvio delle piccole attività artigianali è stato fotografato in maniera impietosa dalla CNA con l’Osservatorio “Comune che vai, burocrazia che trovi”. L’indagine - analizza cinque tipologie d’impresa (acconciatura, bar, autoriparazione, gelateria, falegnameria) calcolando nel dettaglio il numero di adempimenti, degli enti coinvolti e delle operazioni necessarie all’apertura, oltre al costo totale dell’autorizzazione. Lo studio analizza inoltre alcuni aspetti dell’apertura d’impresa comuni a tutti gli aspiranti imprenditori: gli adempimenti relativi alla salute e alla sicurezza, la pratica per esporre l’insegna, la ristrutturazione dei locali, l’assunzione di un apprendista.

“Nonostante le differenze tra comune e comune tutte le attività sono paralizzate da una marea di adempimenti burocratici che incidono in termini di tempi e di denaro – spiegano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della CNA Sardegna -. E’ assurdo che la pubblica amministrazione chieda 86 adempimenti a chi voglia aprire un’attività di autoriparazione. Anche chi ha di fronte la strada relativamente più agevole, come un aspirante acconciatore, se ne ritrova di fronte 65. Quanto alle spese – proseguono i rappresentanti della Cna Sardegna – è inconcepibile che si possa arrivare a dover spendere quasi 20mila euro per aprire una azienda. Somme che potrebbero essere adoperate più proficuamente per acquistare macchinari e attrezzature necessari all’attività. Purtroppo – concludono Piras e Porcu - la burocrazia continua a rimanere un elemento che frena le potenzialità di sviluppo e di crescita, prestando il fianco non di rado a comportamenti opachi che alimentano la corruzione. Questo nonostante i numerosi tentativi di riforma, i proclami di ogni governo e di ogni forza politica, l’avanzare dei processi di innovazione e digitalizzazione. Da anni la Cna Sardegna chiede invano alla Regione di iniziare un radicale processo di semplificazione che faciliti la vita delle imprese sarde”.


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