09 maggio 2012

Frodi e contraffazioni a danno della Sardegna



Da alcuni anni l’artigianato artistico, tipico e tradizionale della Sardegna vive una crisi economica e identitaria senza precedenti che mette a forte rischio di estinzione alcune produzioni. Nei prossimi anni rischiano di chiudere non solo le attività tradizionali che hanno difficoltà ad approcciare il mercato, ma anche quelle diventate poco competitive per i troppo elevati costi di produzione e commercializzazione. Eppure paradossalmente, a fronte di un numero sempre crescente di imprese sarde che chiudono, i negozi della Sardegna che vendono artigianato sono sempre più ricchi di produzioni extraregionali, talvolta provenienti da Paesi emergenti. Questo fatto genera di per sé un grave pregiudizio alle imprese locali che non riescono a veicolare il proprio prodotto nemmeno nel mercato interno. Ma la situazione è aggravata dall'enorme numero di prodotti sardi contraffatti: la maggior parte delle produzioni artigianali vendute in Sardegna, infatti, è proposta come sarda anche quando sarda non è. Attualmente non ci sono dati ufficiali, quel che è certo è che il fenomeno della contraffazione sottrae un’ampia fetta di mercato agli artigiani isolani e usurpa il nome della Sardegna per proporre qualcosa che di isolano non ha nulla. Con l’ulteriore conseguenza che l’acquirente – convinto di acquistare un prodotto sardo – in realtà viene frodato perché porta a casa un oggetto di provenienza nazionale o estera.

«La contraffazione svilisce il buon nome della Sardegna mortificando gli sforzi quotidiani degli operatori locali», afferma Francesco Squintu, presidente regionale della Cna Artistico e Tradizionale. «Nel momento in cui il mercato si restringe e la concorrenza diventa pesante si cerca uno spazio vitale, ma se questo spazio è occupato da contraffattori, mercanti senza scrupoli o merci distortamente concorrenziali, il malessere monta e monta la protesta». Secondo la Cna, uno dei fattori che inducono maggiormente in errore gli acquirenti è rappresentato dall’insegna dei negozi. Molte attività commerciali – soprattutto nelle località turistiche - indicano infatti la vendita nell’esercizio di “artigianato sardo”, anche laddove l’artigianato isolano è completamente assente. «Quest’azione è da considerarsi come pubblicità ingannevole e pertanto perseguibile a termini di legge, sia in ambito civile che penale - – prosegue Francesco Squintu -: chi commercia prodotti artigianali extraregionali non può  utilizzare insegne, materiale pubblicitario, cartellonistica o qualunque altro strumento pubblicitario che faccia un riferimento al prodotto sardo».

Per combattere frodi e contraffazioni la CNA Artistico e Tradizionale chiede ora la collaborazione dei Comuni e delle istituzioni preposte a vigilare su questo tipo di attività, affinché nessuno utilizzi il nome della Sardegna a scopo speculativo e vengano viceversa tutelati e incentivati i commercianti virtuosi che pur tra tante difficoltà continuano a promuovere e proporre prodotti sardi doc. Per questo l'associazione sta per avviare una campagna di sensibilizzazione che grazie al supporto dell’ANCI coinvolgerà i sindaci sardi e un confronto con l’Adiconsum, la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Dogane e i soggetti politici chiamati alla tutela e alla valorizzazione dell’artigianato sardo. La CNA ha infatti chiesto più volte e ha la ampiamente lavorato per una legge di tutela per il  settore artistico, tipico e tradizionale, nella convinzione che debba essere riconosciuta la qualifica di maestro artigiano. Questo riconoscimento va di pari passo con la creazione di una sezione speciale dell’albo artigiani in cui compaia la dicitura “settore artistico” che distingua le produzioni di qualità da quelle fatte in serie.
L’Unione della principale Confederazione a sostegno delle imprese di artigianato artistico, tipico e tradizionale intende però anche sensibilizzare i consumatori e ricondurli verso l’acquisto del prodotto regionale. «L’acquisto consapevole contribuisce a sostenere l’economia locale e impedisce il radicamento di realtà poco serie che usano in maniera illecita il nome della Sardegna», sostiene Francesco Squintu. «Il settore deve però essere ulteriormente tutelato e l’unico modo per farlo è creare e promuovere un marchio forte che distingua i manufatti sardi da tutti gli altri. Il patrimonio dei marchi geografici collettivi regionali, a suo tempo curati dall’Assessorato regionale Artigianato, a maggior ragione non deve essere disperso. La Giunta Soru aveva speso ben 500mila € per mettere in piedi un marchio di origine dei prodotti di qualità di artigianato artistico, tipico e tradizionale che l’attuale Giunta Cappellacci ha completamente ignorato con spreco immane di risorse pubbliche nonché di energie e di tempo. La CNA insisterà sino alla nausea perché quel lavoro prezioso venga recuperato e perché questi marchi trovino un loro spazio nel mercato. E’ inoltre necessario, a sostegno di chi produce e vende prodotti sardi di qualità, fare chiarezza sulla tutela obbligatoriamente dovuta all’opera dell’artigiano con la riaffermazione dei valori e dell’immagine che la Sardegna deve ricostruire».

Le questioni all’ordine del giorno non sono però solo queste. Per la Cna, i Sardegna Stores regionali di Berlino, Roma e Milano, che dovrebbero mostrare i prodotti e valorizzare le produzioni isolane fuori dalla Sardegna, come attualmente organizzati sono inutili. E lo sono ancor di più se in quel contesto non è consentita la vendita del prodotto e se il visitatore -  arrivando in Sardegna - non ha immediatamente chiaro dove può andare ad acquistare ciò che ha visto nella sua città. Viceversa – sostiene Squintu - è indispensabile una programmazione fieristica e di promozione certa e sicura perché sinora gli artigiani sono stati invitati a partecipare a eventi rarissimi e sempre accompagnati dall’incertezza e da organizzazioni dell’ultim’ora.
Tra le altre questioni più urgenti da affrontare c'è la continuità territoriale. Il sostegno previsto all’autotrasporto professionale, secondo la Cna Artistico e Tradizionale, deve essere esteso anche alle aziende degli altri settori. Non si può infatti parlare di internazionalizzazione di imprese se poi si rimane ostaggio delle compagnie di navigazione e di prezzi folli per attraversare il mare. «E’ necessario ripartire da punti semplici ma ineludibili – conclude Francesco Squintu -: autotutela, coscienza dell'identità sarda, ricostruzione d’immagine, programmazione strutturata, scelte concertate e condivise. E' il momento di dare risposte e alle parole devono seguire i fatti per non disperdere preziose energie e risorse umane».